piccolo corso d'acqua
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Tre anni dopo (si, ho aspettato tre anni come se non volessi riaprire delle ferite ancora fresche), tre anni dopo la disastrosa piena ho rimesso in acqua la canoa sul CornoChiaro. Ma, andiamo per gradi. Non sono stato lontano così tanto. Non mi sono comportato come un irriconoscente che, visto l’amico versare in un brutto periodo, si eclissa aspettando momenti migliori. No! Ho cercato per quanto possibile di seguirlo, accudirlo, controllarlo. Ho fatto questo sito per far conoscere e apprezzare i luoghi, ho scritto una storia per smuovere gli animi, ho percorso più volte le sue sponde in lungo e in largo per vedere i cambiamenti, la ripresa, la rinascita, ed ho documentato tutto fotograficamente per poi realizzare la mostra che sognavo.
www.marana.it/cornochiaro/mostra

Intanto con l’aiuto di alcuni amici abbiamo organizzato piccoli eventi tra cui delle cicloturistiche lungo il corso del CornoChiaro.
La cosa più bella è stata far conoscere luoghi e scorci che i partecipanti non pensavano potessero esistere ed essere così belli.

Riflessi

 

Confluenza con il Po

La confluenza del CornoChiaro nel Po e altri scorci
invernali (novembre 2003).


Tramonto sul Corno

Fu così che, in una bella giornata di sole tardo-estiva del 2003 (era verso la metà di settembre), mi ritrovo io e la mia canoa ancora languidamente cullati dall’atmosfera del CornoChiaro. Si, quell’atmosfera particolare fatta di silenzio ovattato, profumi intensi di natura, sole ancora caldo ma non più soffocante anche perchè intervallato dall’ombra fresca degli alberi sulle rive.
Quei giorni di fine settembre hanno un fascino particolare che ricorda la fanciullezza quando essi erano gli ultimi giorni di vacanza prima dell’inizio della scuola e dopo la Festa Patronale di Verolengo (la Madonnina). Giorni che bisognava vivere intensamente, gustarli dal mattino alla sera e, serate in cui non si sarebbe voluto mai andare a letto per non far finire la giornata e poi, prima di prendere sonno, riassumerla ancora, riviverla, sognarla.
Ecco, questo spirito. Lo spirito o l’atmosfera, che mi regala e mi fa rivivere il CornoChiaro sempre, ogni volta.
Quel giorno quindi, ho messo la canoa in acqua documentando il cambiamento dopo soli tre anni, come si può vedere dalle due fotografie che riporto qui sotto.
Se volete fare un altro raffronto, ritornate alla pagina delle lanche la foto dove si vede anche il mio kajak, subito sotto all’immagine degli aironi, ecco... è lo stesso posto circa 20 anni prima...vedete che differenza?

Disastri della piena

Guado

L’acqua è fresca, quasi fredda. M’infilo nel kajak, immergo le mani e spingo allontanandomi dalla riva... passo le mani bagnate sul viso e nei cappelli, è quasi come un rito che assolvo ogni volta.
Comincio a pagaiare piano, lascio trasportare la canoa dalla corrente e osservo.... la vegetazione, le rive, le cose cambiate.
Noto ampi e larghi spazi in cui la corrente di piena ha scavato snaturando i vecchi profili, poi improvvisamente ecco un cumulo di detriti prevalentemente vegetali, ma non solo... dopo una piena c’è veramente di tutto!
Devo uscire dalla canoa, superare il cumulo di trochi, esteso per decine di metri, l’acqua vorticosa passa sotto, si nasconde, quasi vergognandosi di quello che trasporta: bottiglie, contenitori di plastica, lattine, che si sono fermati prima dello sbarramento, formando un cumulo.
Canoa in spalla mi faccio largo tra gli arbusti della riva per superare il lungo ostacolo e mi rimetto nella corrente più a valle. Altri tronchi abbattuti a cui passo sotto e, dove non riesco,, scavalcandoli ed ecco una strettoia dove l’acqua corre veloce e poi ancora una curva e, l’apparizione, come un alieno... un pachiderma di ferro un relitto di un’altra era. Mi vengono a mente i film di fantascienza ecologico/catastrofici degli anni ‘60, dove si vedono resti di antiche civiltà tecnologiche che spuntano dalla vegetazione lussureggiante (la natura sopravvissuta alla catastrofe) a monito di quello che non deve più essere.
Tra le fronde

CassoneEccolo qui il famoso cassone (vedi pagina disastro) ormai privo dei suoi fanghi disciolti nell’acqua tre anni prima, a testimonianza della superficialità e lentezza con cui le istituzioni affrontano le emergenze ancor prima dei programmi.
Ecco, di questa pagaiata sul CornoChiaro ho due immagini contrastanti: la natura che riprende il suo corso e il letto del fiume contrastato e ferito da detriti..
In alto i cuori, comunque. Ci sono angoli del CornoChiaro che riservano grandi sorprese e proprio per questo vanno tutelati, tra questi:
- il primo tratto, appena dopo lo scaricatore del canale Cavour, da dove arrivano gran parte delle sue acque, un posto magico, silenzioso, lontano da strade, dove volano miriadi di libellule;
- le risorgive di acqua limpida e trasparente punteggiate di verdissimo coprifoglio e ricche di fauna aquatica;
- la foce del CornoChiaro o confluenza col il Po, in località Baraccone, dove tra i canneti nidificano decine Risorgivadi anatre, folaghe, gallinelle d’acqua, aironi bianchi e cenerini, garzette.
Sono luoghi e angoli che vanno tutelati, difesi a oltranza, preservati. Perchè se per incuria, dabbenaggine, abusi, inciviltà, li perderemo, sarà per sempre e non li ritroveremo più.

Inizio

A sinistra il CornoChiaro presso lo scaricatore, a destra una risorgiva.
Non ho foto della foce
(se non quella in alto scattata in inverno)
non ho mai voluto disturbare la tranquillità
dei suoi abitanti.




Cascina CornoChiaro