piccolo corso d'acqua
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Cascata2
Credo che nonostante negli ultimi anni, tra iniziative varie, mostra, sito e riunioni per “arruolare nuovi amici”... molti abitanti della zona non conoscano ancora il CornoChiaro.
È una constatazione dettata dall’evidenza e che mi sorprende.
Forse la tendenza è quella di non vivere il territorio e l’ambiente come si viveva una volta, forse sono sopraggiunte abitudini più stanziali e meno vagabonde, forse non abbiamo trasmesso queste conoscenze ai nostri figli.
Eppure parliamo tanto di villaggi globali, comunicazioni sempre più veloci, mobilità, ecologia, natura, ambiente.
Sono valori e terminologie che utilizziamo per altre cose, la verità è che il nostro habitat è diventato la casa, l’abitacolo dell’auto, il posto di lavoro.
“Ma come si fa a non essere naturista? (inteso come interesse per la natura e l’ambiente)...
Il naturismo è il profumo della vita!”
La natura è sempre stata presente in ogni fase della mia vita.

La natura mi circonda, mi protegge. Cerco rifugio nella natura.
Accompagna i miei pensieri, addolcisce l’umore, attenua le preoccupazioni e, nei momenti di riflessione, accentua la malinconia. Ma ogni volta rinnova la mia voglia di vivere, di scoprire nuove emozioni, di amare. Protetto dalla natura ho provato gioie intense, malinconie struggenti e a volte ho pianto.
La natura, infine, è una somma di pensieri che si intersecano si sovrappongono, ma non sono mai fonte di dubbi o di incertezze.Naturali, ecco, sono pensieri naturali. Assurgono forza dalla semplicità, dall’istinto, dalla spontaneità… è questa l’essenza della loro naturalità.

Santuario MadonninaMa, torniamo al CornoChiaro. Personalmente l’ho conosciuto da bambino, era il mio mito.
Con un nugulo di altri bambini, ogni giorno durante le vacanze e negli orari liberi dai doveri scolastici era come rivivere le pagine dei Ragazzi della Via Pal, dell’Isola del Tesoro, di Robinson Crosue... insomma, una continua avventura.
Si percorreva a tutta velocità in bicicletta il viale della Madonnina per arrivare al Po, oppure si passava dalla Fabbrica verso la Colonia, o anche dalle cascine di Valle verso il Lancone.
Verolengo, il Po, il Canale Cavour, il CornoChiaro, le rogge e i boschi che li circondavano erano un mondo senza fine denso di sorprese, ricco di insegnamenti, da vivere intensamente.
Ricordo le cose più belle della mia infanzia, le ricordo con gioia e ogni tanto le “ripasso” per non scordarle.
Quando ritornavo accaldato e andavo, di domenica, a trovare papà al Leon d’Oro e lui mi offriva un fresco e dissetante bicchiere di spuma o di gazzosa con menta: le bevande più buone che abbia mai bevuto in vita mia.
O quando alcuni giorni prima della festa patronale arrivavano i carrozzoni dell’Autopista e si stava ore, in piazza, seduti sui gradini dei marciapiedi ad assistere al prodigio del montaggio tra odori di ferro inconfondibili, aspettando la discesa delle auto-scontro.
O ancora il tempo interminabile passato a osservare i girini o le salamandre negli stagni o le libellule al sole del tramonto sui pali degli orti.

Strada per il PoI bei ricodi, però, non sono solamente limitati all’estate.
Anche l’autunno a volte ancora mite, ci concedeva dei pomeriggi di giochi e ci rendeva meno traumatico l’inizio della scuola.
E poi le prime nebbie che nascondevano tutto il nostro mondo costringendoci a trovare rifugio sotto ai portici del paese. Infine il calore e i profumi della cucina di casa nei rigidi inverni... i vetri della finestra, perennemente coperti da un velo di vapore, che diventava la mia lavagna.
Nebbia

Sono veramente pochi flash, ma credo diano l’idea di come da piccoli anche le piccole cose, se vissute intensamente, davano gioie che difficilmente abbiamo raggiunto da adulti.

Ed eccoci dinuovo a fine estate, l’autunno del 2004 incombe, la festa patronale (della Madonnina) di Verolengo è alle porte. Strano, a 52 anni ho ancora delle attese. Da bambino vi ho raccontato quali erano, da adolescente erano quelle del vestito nuovo (la “vestimenta”) fatto fare per l’occasione da uno dei sarti del paese, oppure la prima volta che si andava a ballare.Campo in fioreForse sono queste attese che lasciano uno strascico, un ricordo indelebile. Anche negli ultimi anni dove le feste paesane hanno perso il loro “appeal”, la festa della Madonnina, per me, mantiene ancora il suo fascino.
E tanto per suggellare questi ricordi ecco che alla radio trasmettono 29 settembre dell’Equipe 84... mitica!
Mentre io sono qui al computer che lavoro sull’ampliamento di questo sito.

I tempi cambiano e precedentemente ho già detto che io penso di vivere bene il mio tempo e vivrò bene anche quello futuro, aspettando che diventino realtà tutte quelle invenzioni mirabolanti lette in anni di romanzi di fantascienza.

Con qualche concessione ogni tanto, concessioni che fanno bene allo spirito, che arricchiscono l’animo. A volte mi fermo e mi guardo attorno, questo mi consente di vedere tutti i minimi cambiamenti della natura, il volgere delle stagioni, il tempo che corre, mai subìto, spesso vissuto.
Come quando vado al Piccono e mi siedo sulla sponda del ponte del Canale o passeggio sulla strada in leggero declivio. Solo per respirare i profumi della natura e lasciarmi stordire dal suo silenzio.

Grazie a chi ha avuto la pazienza di leggere il mio racconto.

Gualtiero Marana

Piccono
Fuochi
Cascina Piccono in un tramonto autunnale.
I fuochi della Madonnina (dal Piccono).
Mare di granoturco